Close

19 Giugno 2020

12° Domenica del Tempo Ordinario 21 Giugno 2020

Dal Vangelo secondo Matteo 10, 26-33

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: “Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre, voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. E non
abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far
perire nella Gèenna e l’anima e il corpo. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! Perciò, chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli”.


la Preghiera


Riserviamo molta cura
a noi stessi, Gesù,
a difenderci dalle malattie:
ci preoccupiamo del nostro corpo,
della nostra salute.
Siamo molto meno preoccupati
della salute della nostra anima.;
le facciamo mancare facilmente
il nutrimento che la sostiene,
cioè la tua Parola e i Sacramenti.
Non ci preoccupiamo
se scelte sbagliate mettono a rischio
il nostro benessere spirituale
o se prendiamo abitudini nocive
che riducono la nostra vita cristiana.
Ecco perché tu ci metti in guardia
da un pericolo incombente,
quello di perdere la propria vita,
di sciupare la nostra esistenza
a causa della nostra pigrizia.
E’ vero: la fede non è un pacchetto
che rimane inalterato anche se viene
ignorato per mesi ed anni.
Assomiglia, piuttosto, ad una pianta
che ha bisogno di cure assidue,
altrimenti, prima o poi,
deperisce e muore.
Gesù, non permettere che dimentichi
quanto sia importante vigilare
su me stesso, sulla mia anima.


LA FEDE NON E’ UN’ABITUDINE
meditazione di Papa Francesco a Santa Marta

Non si può essere cristiani “a metà”, lasciando Gesù tra le mura della chiesa ed evitando di testimoniarlo nella famiglia, nell’educazione dei figli, nella scuola, nel quartiere. E’ come se gli dicessimo: “Sì, io vado a messa ma, poi, tu fermati in chiesa che io vado a casa”. Dunque Gesù non torna con noi a casa, nella famiglia, nell’educazione dei figli, nel quartiere. No, Gesù rimane lì. A casa non ci portiamo niente. In questo modo siamo un po’ ipocriti. E’ l’ipocrisia dei giusti. C’è infatti l’ipocrisia dei peccatori, ma l’ipocrisia dei giusti è la paura dell’amore di Gesù, la paura di lasciarsi amare.
Il Signore ci dice: “Ti ho dato tanto, ho dato me stesso, ti ho scelto per essere
cristiano, essere cristiana e tu preferisci una vita a metà, una vita superficiale; un po’ di cristianesimo e acqua benedetta ma niente di più”. Quando si vive questa ipocrisia cristiana, quello che noi facciamo è cacciare via Gesù dal nostro cuore. Facciamo finta di averlo con noi. Siamo cristiani fieri di essere cristiani ma viviamo come pagani.

Noi che siamo nati in una società cristiana, rischiamo di vivere il cristianesimo come “un’abitudine sociale”. “Guai a noi se cacciamo Gesù dal nostro cuore”. Quest’abitudine ci fa male, perché riduciamo il Vangelo a un fatto sociale, sociologico, e non a un rapporto personale con Gesù. Gesù parla a me, parla a te, parla a ognuno di noi. La predica di Gesù è per ognuno di noi. Come mai alcuni pagani, al tempo di Gesù, appena sentivano la sua predica, andavano con lui, e per me che sono nato, sono nata, qui, in una società cristiana, il cristianesimo diventa un’abitudine sociale, una veste che ho indosso e poi la lascio? Spesso viviamo il cristianesimo formalmente, non realmente.

I cristiani sono chiamati ad annunciare Gesù senza timore, senza vergogna e senza trionfalismo. Gesù è il Vincitore che ha vinto sulla morte e sul peccato. Dobbiamo camminare con lui, perché Lui ha vinto, camminare in Lui, radicati e costruiti su di Lui, su questa vittoria, saldi nella fede. Questo è il punto chiave: “Gesù è risorto” Ma non è sempre facile capirlo.

Oggi ci sono tanti cristiani senza Risurrezione, cristiani senza il Cristo Risorto accompagnano Gesù fino alla tomba, piangono, gli vogliono tanto bene, ma tutto finisce lì.

Pensando a questo atteggiamento dei cristiani senza il Cristo Risorto, io ho
identificato tre categorie ma ce ne sono tante altre: i cristiani timorosi, i cristiani vergognosi e i cristiani trionfalistici. Tutti questi non si sono incontrati con il Risorto.

I timorosi sono quelli della mattina della Resurrezione, quelli di Emmaus che se ne vanno, hanno paura; sono gli apostoli si chiudono nel Cenacolo per timore dei Giudei; sono persino quelle donne buone che piangono, come la Maddalena, perché “hanno portato via il corpo del Signore”. Del resto, i timorosi sono così: temono di pensare alla Resurrezione. E anche gli apostoli, di fronte a Gesù che è apparso nel Cenacolo, “si sono spaventati, temendo di vedere un fantasma”.

La seconda categoria è quella dei vergognosi, per i quali confessare che Cristo è risorto dà un po’ di vergogna in questo mondo tanto avanti nelle scienze. E’ a loro che Paolo pensa, quando ammonisce: “Fate attenzione che nessuno vi inganni con la filosofia e con i vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo”. In pratica, si tratta di quei cristiani che distorcono la realtà della risurrezione: per loro c’è una risurrezione spirituale, che fa bene a tutto il mondo, una benedizione di vita; ma, in fondo, si vergognano di dire che Cristo, con la sua carne, con le sue piaghe è risorto.

Infine, il terzo gruppo è quello dei cristiani che, nel loro intimo, non credono nel risorto e vogliono fare loro una risurrezione più maestosa di quella di Gesù. Sono i cristiani trionfalistici che hanno un complesso di inferiorità e assumono atteggiamenti trionfalistici nella loro vita, nei loro discorsi, nella liturgia.

Occorre allora recuperare la consapevolezza che Gesù è il risorto. E per questo i cristiani sono chiamati “ senza timore, senza paura e senza trionfalismo”, a guardare la sua bellezza, a mettere il dito nelle piaghe e la mano nel fianco del risorto, di quel Cristo che è il tutto, la totalità; Cristo che è il centro, Cristo che è la speranza, perché è lo sposo, il vincitore. E un vincitore rifà tutta la creazione.

Dobbiamo riscoprire la bellezza di andare verso il risorto, lasciandoci toccare da Lui, dalla sua forza.


Accresci la nostra fede


Signore Gesù,
tu sei con noi,
vivo e vero nell’Eucarestia.
Signore,
accresci la nostra fede.
Signore,
donaci una fede che ama.
Tu che ci vedi,
tu che ci ascolti,
tu che ci parli:
illumina la nostra mente
perché crediamo di più;
riscalda il nostro cuore
perché ti amiamo di più!
La tua presenza,
mirabile e sublime,
ci attragga,
ci afferri,
ci conquisti.
Signore, donaci una fede più grande.
Signore, donaci una fede più viva.

San Giovanni Paolo II